3°MrWolf. Piano economico – finanziario: numeri e metriche

Dopo i primi due MrWolf sulla proposta di valore e il Business Model Canvas, ieri a Kilowatt abbiamo partecipato ad un seminario di economia aziendale a cura di Giulia Sateriale di Social Seed e Maurizio Calzolari di ConfCooperative che hanno gestito la prima parte del pomeriggio.

I due relatori hanno illustrato, in pillole, il business plan e il bilancio d’esercizio di un’azienda composto da conto economico, stato patrimoniale, rendiconto finanziario: tutti documenti contabili da redigere periodicamente e obbligatoriamente e mettere a disposizione di operatori esterni ed interni all’impresa (fornitori, creditori, risparmiatori, Stato).

L’obiettivo di questi documenti?
Delineare le prospettive di sviluppo della gestione aziendale attraverso piani e programmi di medio-lungo e breve periodo.

Chi ha un’idea di impresa non può prescindere dalla scrittura di questi documenti perché sono anche strumenti strategici che consentono di sbagliare sulla carta, invece che nella realtà. Per dirla fra noi, sono fondamentali anche per andare da possibili investitori e creare una buona impressione nei valutatori.

Fra gli errori più comuni quando si compilano tali documenti: l’assenza di chiarezza nei tempi e modi di realizzazione del progetto e la mancata stima del fabbisogno finanziario.

Se il conto economico rappresenta i flussi finanziari, dai costi ai ricavi, e permette d’individuare i risultati parziali di tutte le fasi gestionali, lo stato patrimoniale rappresenta un’istantanea delle attività macro in un determinato momento ed è composto da attività in attivo di investimenti e attività a breve termine (immobilizzazioni: materiali, immateriali, finanziarie) e in passivo (patrimonio netto, fonti di finanziamento, capitale sociale).

Quello che subito colpisce è il fatto che i ricavi sono sempre inferiori ai costi. Ci si interroga sul perché e sorge spontanea la domanda: “per cosa sono disponibili a pagare i clienti?”.

Quando si avvia un’impresa occorre domandarsi quale sia la nostra proposta di valore, cosa offriamo, cosa ci distingue dagli altri che lavorano nel nostro stesso settore e, parallelamente, quindi, quanto e per cosa ci dobbiamo far pagare.

[Per approfondire ci sono le slide in allegato]

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Dopo la parte seminariale, ecco arrivato il momento MrWolf, in presenza di tre risolutori d’eccezione: Federica Patti, curatrice d’arte, Vittoria San Pietro, responsabile Area Corporate di Emil Banca Credito Cooperativo, e Marco Leoni, Amministratore delegato di Iscom group e presidente di Link Associati.

L’associazione scannerizzata stavolta è Kunstrasse (leggi l’intervista) che promuove la cultura partendo dal basso offrendo servizi diversi: dall’organizzazione di eventi alle consulenza one-to-one, fino al networking e la creazione di community collaborativa su temi artistici. Le ragazze, attraverso il Business Model Canvas, hanno raccontato il loro modello di business e la loro ricerca della pietra filosofale… un prezioso processo alchemico segreto :)

Una delle domande a cui i 3 MrWolf hanno cercato di trovare la soluzione è stata: “come e quanto valutare il lavoro e guadagnare? 

Per quanto si abbiano prezzi bassi e una buona ottimizzazione dei tempi, i servizi che si offrono, se di qualità, devono essere valutati e ben retribuiti. Oltre a trattenere una fee dall’organizzazione di mostre ed eventi, uno dei suggerimenti è stato quello di organizzare eventi per la community ad hoc e pagante.

Anche entrare in collaborazione con realtà attive su temi simili potrebbe essere un altro modo di avere delle entrate perché si aumenta il proprio bacino e all’interno di un progetto più ampio ci si contamina a vicenda.

Un altro buon consiglio dato è quello di utilizzare i social network per entrare più in empatia con la community di riferimento, che, per un servizio di qualità si troverà tranquillamente a pagare. In questo modo, si genera valore per l’artista, per il pubblico/cliente e si aumenta il valore economico per l’associazione.

Le persone hanno una certa propensione alla spesa per le loro passioni – dice Vittoria.

Una giornata di lavoro deve avere valore. Se il cliente non lo percepisce la proposta è debole – dice Leoni.

Infine, dal pubblico, una puntuale osservazione:

 il lavoro di qualità va pagato, sia per soddisfazione che per evitare frustrazione!

I modelli a cui tendere per sostenersi, oltre quelli associativi, forse sono i sistemi ibridi?

Lo scopriremo nel prossimo MrWolf il 16 giugno a proposito di: “governance cooperativa, ibridi organizzativi e lavoro: come funziona, come cambia e come cambia il mercato del lavoro”[Qui  il calendario completo degli incontri].

Vi ricordiamo anche il Gruppo Facebook del progetto per continuare a confrontarci.

P.S. Se avete una startup o un’idea di impresa e siete interessati a partecipare al percorso di formazione, scriveteci a coopupbo@confcooperative.it

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