5°MrWolf: Opportunità finanziarie: strumenti di facilitazione e di accesso al credito

La prima parte del percorso Coop Up Bologna si è conclusa lo scorso 30 giugno, con le Serre dei Giardini Margherita, il nuovo spazio dell’innovazione sociale di Bologna, gestito da Kilowatt, a fare da cornice all’evento conclusivo.

Tre i temi attorno a cui ruotava l’incontro, strettamente collegati tra di loro: come misurare l’impatto sociale dei progetti, quali strumenti finanziari sono a disposizione di progetti innovativi (e più l’impatto sociale del progetto è misurabile e comunicabile, più è alta la possbilità di accedere a forme di finanziamento) e come è possibile rigenerare spazi pubblici tramite l’intervento di community (rigenerare uno spazio pubblico impatta senza dubbio la comunità ed è un processo che ha bisogno di un coinvolgimento delle persone; inoltre, per ristrutturare e ridestinare l’uso di uno spazio c’è bisogno di fondi).

Ma andiamo con ordine.

Hanno aperto la prima parte seminariale Giulia Sateriale e Francesca Battistoni di Social Seed con un intervento sulla finanza di impatto e sulla misurazione degli impatti sociali.

Con lo sviluppo delle imprese sociali, la necessità di dare un valore numerico all’impatto prodotto è sempre più forte. Giulia ci spiega che l’impact investing non è una semplice filantropia, ma è la necessità di trovare delle metriche di misurazione per dimostrare agli investitori il valore sociale del proprio business. Più il valore sociale è misurabile e dimostrabile, più cresce la possibilità di attrarre investimenti. La misurazione dell’impatto sociale è legata quindi all’accountability, cioè alla rendicontazione delle attività svolte e dei risultati ottenuti e ha raggiunto un’importanza tale che, da quest’anno, le imprese  a vocazione sociale hanno l’obbligo di redigere un documento di descrizione dell’impatto.

Francesca continua spiegandoci come la misurazione sia fondamentale anche per la narrazione dell’organizzazione – dei suoi obiettivi, di quelli raggiunti e di quelli che vuole raggiungere – non soltanto all’esterno, ma anche all’interno, per capire se la direzione in cui  si sta muovendo è giusta oppure no.

E cosa si misura?

L’ampiezza, la profondità dell’impatto, con un focus specifico sui beneficiari dello stesso.

Prosegue introducendo la teoria del cambiamento, una metodologia, un processo logico, una roadmap, che  aiuta a  specificare gli obiettivi e a capire come raggiungerli. Una pianificazione strategica del processo che aiuta nella valutazione e nel monitoraggio, nella comunicazione, nel fundraising.

A questo punto, è necessaria un pò di pratica: modello teoria del cambiamento alla mano e caso pratico da analizzare.

Il case study è Ape Bianca, supermercato che vuole sviluppare modelli alternativi di consumo. Si parte dall’individuazione dei clienti, si definisce la proposta di valore, per passare poi alla definizione di input (il prodotto/servizio offerto), di output (il prodotto/servizio consumato), l’outcome (l’adozione del prodotto/servizio da parte dei clienti), fino all’impact (l’effetto di lungo periodo sul benessere dei clienti). Per passare da uno step all’altro, sono necessarie delle assunzioni, cioè degli indicatori da verificare.

4.TOC

Il seminario prosegue con l’intervento di Laura Marreddu di Emil Banca sulle Nuove prospettive di accesso al credito, che, dopo aver illustrato le opportunità che Emil Banca stessa offre alle startup, prosegue con una panoramica su fondi regionali [Fondo StartER e Fondo Energia], fondi nazionali [Fondo Garanzia per le PMI, Microcredito, Beni Strumentali -Nuova Sabatini], fondi europei [Progress Microfinance, T-LTRO della Banca Centrale Europea] e Confidi di Garanzia [cioè consorzi o cooperative che prestano garanzia al fine di agevolare l’accesso al credito delle imprese/liberi professionisti] per progetti innovativi, startup, cooperative sociali e PMI.

E per rimanere in tema di impatto sociale, Laura ci tiene a sottolineare che

Noi di Emil Banca abbiamo tutto l’interesse a sostenere imprese sociali del territorio in cui operiamo.

Chiude il seminario Maurizio Calzolari  di Confcooperative Bologna con Gli strumenti tipici dell’assetto cooperativo, soffermandosi sulla necessità di impegno da parte dei soci stessi e illustrando la differenza tra soci sovventori [coloro che partecipano alla cooperativa con quote finanziarie] e soci finanziatori [che generalmente sono istituti di credito o società interessate a investire].

Ci introduce due istituti del settore cooperativo: Cooperativa Finanza Impresa, società cooperativa per azioni che promuove le imprese cooperative di produzione e lavoro e le cooperative sociali partecipando al capitale sociale delle imprese ed erogando finanziamenti, e Cooperfidi italia, organismo nazionale di garanzia della cooperazione italiana.

Dopo il seminario, è il momento del laboratorio Mr Wolf, sul tema della rigenerazione di spazi urbani grazie all’intervento di community. Protagonista l’associazione di promozione sociale Orchestra Senza Spine, che, grazie alla vincita del bando Incredibol! – l’INnovazione CREativa DI BOLogna, ha ottenuto la gestione dell’Ex Mercato San Donato che ha generato il progetto del Mercato Sonato: dare nuova vita allo spazio, ormai in stato di abbandono, con a una serie di attività (laboratori, performance, corsi, concerti, workshop, musicoterapia) messe in atto dalla vasta community di artisti che ruota attorno all’associazione.

IMG_2861[Nicoletta Tranquillo introduce il momento Mr Wolf]

Per l’occasione sono intervenuti come MrWolf Gaspare Caliri [community manager di Kilowatt e coinvolto nel progetto di rigenerazione de Le Serre dei Giardini Margherita], Giulia Cugnasca [event and community manager di Avanzi_Sostenibilità per Azioni, coinvolta nel progetto di rigenerazione dell’ex Ansaldo di Milano], Chiara Laghi [presidente della soc. coop. Cultura Popolare e tra gli ideatori del Cultura Impresa Festival].

Tommaso Ussardi ci racconta che Orchestra Senza Spine è nata dal bisogno di aggregazione che ogni musicista ha dentro

La nostra forza è stata quella di fare gruppo diventando un’orchestra sinfonica, una potenza in termini sia di risorse umane disponibili che di tipologia spettacolo da offrire.

Il progetto del Mercato Sonato si inserisce in un contesto sociale complicato, il Quartiere San Donato di Bologna, caratterizzato da basso reddito e alta percentuale di immigrati, ma anche quello con maggiore predisposizione alla collaborazione, alla socialità e all’associazionismo (è il quartiere con il più alto numero di associazioni registrate). Oltre a dare uno spazio ai musicisti per provare e offrire nuove opportunità professionali – per esempio facendo corsi – l’obiettivo è quello di coinvolgere la comunità del quartiere, diventare spazio per tutti e punto di riferimento per diffondere la cultura musicale. Tommaso sottolinea, infatti, che

L’idea è non chiuderci in un contenitore, ma raccontare il contenuto.

E’ il momento dei Mr Wolf.

Gaspare si concentra sulla comunicazione del valore del progetto. In una città come Bologna, caratterizzata da un’ altissima produzione musicale, può essere più strategico parlare non di novità musicale, ma di rinnovamento dell’accessibilità alla musica, ponendosi come ponte generazionale (l’età media dei membri dell’Orchestra Senza Spine è 35 anni, quella dei fruitori di musica sinfonica circa 60), per avvicinare nuovo pubblico. Inoltre, consiglia di partire da un processo di co-design, innanzitutto interno alla community dell’associazione, che si apra poi al resto della comunità del quartiere e della città:

Se c’è una predisposizione alla collaborazione partite da quello che avete internamente:  la partecipazione esterna arriverà di conseguenza.

MrWolf[Nella foto, da sinistra: Chiara Laghi, Giulia Cugnasca e Gaspare Caliri]

Giulia si sofferma invece più sull’aspetto di coinvolgimento degli abitanti del quartiere, che costituiscono una massa critica da intercettare e aggiungere a quella dei membri dell’associazione

Sviluppate un rapporto con chi vive nel quartiere: avete a disposizione un quartiere intero che può diventare una risorsa, in termini di competenze, ma anche di fundraising

Chiara è intervenuta sul prodotto culturale, suggerendo di creare sinergie anche con le altre realtà cittadine affini, così da attirare verso il Quartiere San Donato anche chi, solitamente, non ci va

Pensate a calendari di programmazione condivisi con gli altri attori cittadini, per evitare che ognuno lavori solo sul suo territorio. Create sinergie con altre realtà: l’obiettivo è produrre valore per l’intera città.

Altri stimoli anche da parte dei presenti: Nicoletta Tranquillo, per esempio, sottolinea che il percorso di rigenerazione dello spazio diventerà parte integrante della vostra identità e del vostro brand. Il luogo parlerà anche di voi: ragionateci sin dall’inizio e capite se potete costruire anche altri tipi di servizi. Anna Romani conclude con l’ultimo suggerimento, quello di provare una strategia alternativa: per iniziare, invece che portare il quartiere dentro lo spazio dell’ex Mercato, provate a uscire voi per le strade e le piazze, per incuriosire e attirare le persone.

La prima parte del percorso Coop Up Bologna si chiude qui, con parecchi stimoli di riflessione per l’estate.

Vi ricordiamo il gruppo Facebook ufficiale del progetto, dove continuare il dialogo e il confronto, e la mail coopupbo@confcooperative.it per richieste o informazioni.

Grazie a tutti per aver partecipato: torneremo a settembre rinnovati e ricaricati, con nuovi appuntamenti e nuove proposte.

Qui di seguito, per chi vuole approfondire, le presentazioni dei relatori.

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