Quando l’ostacolo diventa opportunità: accesso al credito e co-progettazione di spazi. Ne parliamo il 30 giugno, alle Serre dei Giardini!

Probabilmente il post che state leggendo è uno degli ultimi che leggerete prima della pausa estiva.

Da aprile a oggi, infatti, Coop Up Bologna ha aggregato – in maniera non convenzionale, online e offline – persone, team, idee innovative d’impresa, che credono che la condivisione di competenze ed esperienze, la collaborazione professionale e la sostenibilità siano incisive leve di crescita e sviluppo, non solo di una specifica realtà imprenditoriale, ma di tutta la comunità coinvolta.

In altre parole, credono che l’innovazione sociale, quel genere di innovazione che crea impatto sociale misurabile e capitalizzabile, sia più che un settore nel quale muoversi, una visione da perseguire.

Per cui scusate il post un po’ lungo, ma ci serve fare il punto su tutto quello che abbiamo affrontato in questi mesi e sopratutto su quello che ancora ci manca.

Cosa, decisamente, rappresenta un ostacolo al fare impresa? Beh, non c’è che dire, l’accesso al credito è sicuramente uno di questi. Ecco perchè la conclusione di questo primo ciclo di Coop Up – che riprenderà a settembre, probabilmente con una veste nuova – non poteva che essere concentrata su questo.

Praticamente, di cosa parleremo il prossimo 30 giugno a Le Serre dei Giardini Margherita (nuova location, attenzione a non sbagliare!)?

Il seminario che inzia alle 14.30 e termina alle 17.30 [al quale vi chiediamo di iscrivervi qui] affronterà diverse tematiche:

  • Francesca e Giulia di Social Seed proseguiranno il discorso iniziato nei precedenti incontri (con business plan e ibridi organizzativi) concentrandosi sul significato di finanza di impatto e di misurazione degli impatti sociali.
  • Laura Mareddu di Emil Banca ci presenterà nuove prospettive di accesso al credito introducendo, concretamente, strumenti finanziari a disposizione di chi si appresta a generare un progetto imprenditoriale.
  • Maurizio Calzolari di Confcooperative, presenterà gli strumenti tipici dell’assetto cooperativo.

A seguire, il consueto momento Mr Wolf.

L’ultimo Mr Wolf di Coop Up riprenderà in parte l’argomento introdotto da Gaspare Caliri di Kilowatt lo scorso 16 giugno, ossia logiche (e progetti) community-driven, in parte affronterà un tema per certi aspetti molto dibattuto in questo periodo: la rigenerazione di spazi abbandonati su iniziativa privata, legittimata dal pubblico.

A raccontare la sua esperienza – in qualità di vincitori del progetto Incredibol del Comune di Bologna e tra i 20 finalisti del progetto Culturability promosso dalla Fondazione Unipolis – Orchestra Senzaspine e il suo Mercato Sonato.

A dare input agli orchestranti e cercare di risolvere loro qualche “problema” 3 Mr wolf di eccezione: Gaspare Caliri di Kilowatt [community manager di Kilowatt, coinvolto nel progetto di rigenerazione de Le Serre dei Giardini Margherita] e Giulia Cugnasca [event and community manager di Avanzi_Sostenibilità per Azioni, coinvolta nel progetto di rigenerazione dell’ex Ansaldo di Milano].

Invitandovi a non farvi sfuggire questa ultima, ghiotta occasione [alla quale, saremo ripetitivi, ma dovete iscrivervi qui] vi lasciamo all’intervista fatta a Orchestra Senzaspine, così iniziate a conoscerli meglio!

Ci vediamo il 30 giugno alle Serre, non mancate!

Foto Duse Ouverture 1

Descrivete brevemente la vostra realtà.

Senzaspine è nella forma un’associazione giovanile di promozione sociale e nella sostanza un’orchestra autogestita. L’Orchestra Senzaspine si sta muovendo da ormai due anni sul territorio bolognese e italiano per promuovere la musica classica, che da troppo tempo subisce il peso di preconcetti e stereotipi, soprattutto da parte dei giovani, convinti che sia pesante, vecchia, noiosa. L’entusiasmo dinamico e la volontà di far comprendere ciò che si suona rende Senzaspine un progetto alternativo e di alto livello.

I giovani musicisti vivono i concerti e gli eventi con una partecipazione difficile da trovare, la motivazione e la passione per la musica sono sempre evidenti e fruibili dal pubblico, che si sente coinvolto e si lascia andare alla musica. Oltre ai concerti sinfonici Senzaspine promuove e partecipa a varie attività per il grande pubblico: flash mob, eventi culturali, concerti da camera, festival musicali.

Non ultimo il Conduct Us: una formula ormai familiare a molti, che offre la possibilità a chi è completamente digiuno di classica, di poter condurre un’orchestra sinfonica, nel mezzo di una piazza, un giardino, un centro commerciale. Ogni luogo diventa ottimale per fare spettacolo e musica, il teatro si apre al mondo senza più spine. L’associazione è nata per idea dell’attuale presidente Tommaso Ussardi, direttore dell’orchestra insieme al vicepresidente Matteo Parmeggiani, e coinvolge ormai più di 200 strumentisti, tutti under 35, che si alternano nelle varie attività.

La stagione sinfonica al Duse è stato un vero successo e gli appuntamenti al Teatro Auditorium Manzoni rappresentano momenti importanti per la crescita e l’affermazione dell’Orchestra. La speranza, fiduciosa, è che la città risponda a un’ondata tanto calda di vitalità da parte dei giovani e che contribuisca a concretizzare il grande sogno dei ragazzi Senzaspine: fare musica, farla bene e farla amare da tutti.

Foto Duse Ouverture 3             [foto ouverture al Duse]

Quali competenze vi sentite di portare nella community di CoopUP?

L’idea nasce dall’incontro di varie professionalità all’interno delle istituzioni accademiche. La capacità del gruppo di lavoro originario (formato dai direttori artistici, T. Ussardi, M. Parmeggiani e dal manager culturale M. Sciolla) è stata quella di saper interpretare il momento, analizzando le risorse e le possibilità non sfruttate presenti nel tessuto sociale della città.

Le attribuzioni positive di Senzaspine sono nelle competenze – sia trasversali che settoriali – messe in campo, messe a servizio dell’alta motivazione di circa 100 musicisti attivamente partecipi e nel relativo capitale sociale e relazione che da questi deriva. Da questo l’Orchestra ha saputo trarre la capacità di promuovere spettacoli che hanno coinvolto da un minimo di 600 a un massimo di 1400 spettatori.

L’orchestra si è formata radunando diplomati dei conservatori italiani, con l’idea di fornire a questi occasioni commisurate al loro entusiasmo e alle loro capacità. Il primo momento è stato quindi la conoscenza e l’interpretazione del contesto economico, sociale e territoriale di riferimento. Il secondo momento ha visto nascere il frutto dell’intuizione del gruppo originario: la creazione di un’orchestra giovanile. Il terzo momento è rappresentato dall’aggregazione intorno a questa di un insieme di giovani artisti, realizzata inizialmente attraverso una forte valorizzazione del volontariato e del capitale umano e sociale delle diverse professionalità coinvolte.

È nato così un movimento culturale promosso interamente da giovani con elevate competenze artistiche, unite a specifiche competenze organizzative. Ad oggi, all’interno dell’associazione, collaborano circa un centinaio di persone, tra cui professori d’orchestra, compositori, cantanti, ballerini, attori, registi, scenografi, costumisti, visual e light designer, storici dell’arte, architetti ed ingegneri, tutti altamente specializzati e di età compresa tra i 18 e i 35 anni. Un’incredibile risorsa umana sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo, organizzati e fortemente motivati dall’unico intento comune di ideare, creare e promuovere prodotti culturali.

Le competenze in campo hanno triplice natura: artistiche, formative e gestionali, accomunate da un forte senso di appartenenza e identità che porta ad un’elevata capacità di lavorare in gruppo.

E quali competenze, invece, vorreste acquisire?

Le competenze da sviluppare sono tutte di natura gestionale. La nostra più grande debolezza è la necessità di incarnare contemporaneamente diversi ruoli, dal Direttore Artistico, al direttore musicale, dall’ufficio stampa al fundraising etc.. Tutti questi fenomeni rischiano di far collassare il progetto e non permettono di progettare e preparare gli eventi con serenità e tranquillità.

Trovare formule adeguate per risolvere i grandi problemi legati alla sostenibilità economica di un progetto così ambizioso, innanzitutto per gli alti costi necessari al mantenimento di un’orchestra, per rendere sostenibile tutta la struttura gestionale che dovrebbe organizzare e gestire il progetto da un punto di vista più tecnico, infine per la ristrutturazione e gestione dello spazio del Mercato San Donato in via d’assegnazione.

Quale contributo di innovazione portate nel vostro mercato di riferimento?

Il Mercato Sonato vuole essere un nuovo spazio per la musica classica, il suo impatto è metodologico, nel’ottica di un’innovazione di processo. Si vuole “svestire” la musica sinfonica, prodotto comunemente definito dal “colletto bianco” e farlo attraverso il recupero di una struttura degradata in un Quartiere popolare.

A livello culturale si intendono portare avanti dei percorsi di audience engagement; a livello sociale si intende migliorare il benessere del territorio di riferimento, con eco su tutta la città; a livello economico si vuole dare possibilità occupazionali a giovani musicisti. L’obiettivo quindi è generare valore in una logica multidimensionale e essere in grado di raccontarlo creando una retorica positiva intorno al progetto.

Siamo convinti che lo sradicamento del vecchio contenitore culturale – il “Teatro”- in favore di una nuova tipologia di contenitore più accessibile e meno ostile ai giovani genererà un impatto di altissimo valore sociale, culturale e quindi economico. Grazie alle nostre attività abbiamo notato che svelare i “segreti” della produzione sinfonica, raccontare la funzione dei singoli ruoli con le difficoltà della “messa in scena”, il venire a contatto con l’intera macchina di produzione, riesce a innescare un processo di coinvolgimento di coloro i quali per motivi culturali o sociali non si sono mai avvicinati al mondo della musica classica fino a quel momento.

Questa nuova veste così “alternativa” della musica classica crea una forma di tendenza che affascina il mondo dei giovani, attraendoli verso un linguaggio “dimenticato”, dove possono però riconoscersi con sorpresa, poiché è il motore di tutti i linguaggi musicali della nostra contemporaneità. In questa direzione si inseriscono le nostre performance collettive, quali “conduct us” e “jam session orchestrali”, che hanno lo scopo di creare aggregazione e svago per musicisti, musicofili o semplici passanti in modo tale da offrire loro la possibilità di scoprire, conoscere, imparare e così familiarizzare con gli strumenti del linguaggio musicale, rendendolo accessibile anche a coloro che da sempre lo ritengono inavvicinabile.

In un Paese dove le istituzioni accademiche di rinomata fama istruiscono ogni anno numerosi giovani musicisti, spesso di elevato talento, per poi indirizzarli troppo spesso verso un “suonare istrionico” e solistico, la nostra Orchestra diventa una possibilità eccezionale di formazione-lavoro per tutti i musicisti che vogliano fare esperienza senza perdere il contatto con il territorio in cui vivono, raccogliendo quelle eccellenze che troppo spesso sono costrette a emigrare verso Paesi più attenti alla cultura musicale come Svizzera, Germania, Inghilterra, Austria, Stati Uniti.

Infine, vi chiediamo un contributo benchmark: chi fa benissimo quello che fate voi, nel mondo?

Purtroppo o per fortuna non c’è nessuno al mondo che fa questo. Mercato Sonato è un progetto innovativo, sostenibile e aggregativo: un progetto pilota, unico a livello mondiale, replicabile in altri contesti e capace di dare nuove opportunità formative e occupazionali ai musicisti.

I nostri riferimenti sono “El Sistema” concepito da M° J. Abreu, un modello didattico musicale, ideato e promosso in Venezuela. Una nuova visione di come la musica classica possa educare e migliorare situazioni sociali molto complesse come quelle vissute nel terzo mondo e addirittura estrarre da questa operazione educativo-culturale un prodotto di eccellenza come l’orchestra sinfonica “S. Bolivar“, una delle orchestra migliori del mondo.

Il secondo riferimento è l’orchestra più importante del mondo: I Berliner Philarmoniker, i primi nel settore a investire e cercare delle soluzioni per il vasto pubblico come la digital Concert Hall, una piattaforma digitale dove vedere in diretta streaming tutti i concerti, oppure le dress rehearsal, prove aperte al pubblico dove si spiega e racconta in maniera divulgativa i contenuti delle opere che si andranno ad eseguire.

La grande differenza tra questa realtà e la nostra sono nelle nostre vision e mission. La nostra vision appunto è dare a tutti gli individui gli strumenti per conoscere, emozionarsi e divertirsi con la musica classica, eliminare gli stereotipi che la rendono obsoleta e riconsegnarla al mondo sotto una veste accattivante, divertente e soprattutto giovanile. La nostra mission, invece, è creare una piattaforma fisica dove sviluppare percorsi artistico-culturali, di alto profilo performativo, sviluppando nuove tecniche di interazione video-sonora che fidelizzino/incentivino il possibile audience verso i tesori del patrimonio musicale del passato e contemporaneo, offrendo così un “nuovo” prodotto considerato ormai fuori mercato ma dal grandissimo potenziale per lo sviluppo di nuovi pubblici. Ecco, in questo siamo ancora unici.

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